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Macchia e smacchia.

2009.08.10

[fonte]

Abbigliamento. Le macchie sui tessuti.

INDICE

Le macchie
Antiruggine a rischio
Abc dell’anti-macchia
L’Abc dell’arte del bucato

Canfora o naftalina?

Le macchie

Il nemico giurato di ogni capo di vestiario? Le macchie. Sempre in agguato, sono pronte a colpire il vestito migliore quando meno te l’aspetti.
La miglior difesa? Un immediato contrattacco. La maggior parte delle macchie scompare se le si lava subito, semplicemente con acqua e sapone. A volte, però, la macchia è più tenace, soprattutto quando non è più fresca. In altri casi il lavaggio con acqua non è possibile. Allora molti ricorrono a smacchiatori più forti, che però possono causare qualche problema.
Anzitutto, uno smacchiatore energico può rovinare la stoffa e per questo è utile provarlo prima su una parte poco visibile del capo da smacchiare per accertare che non stinga.
Inoltre, tra i componenti più diffusi degli smacchiatori commerciali figurano un gran numero di solventi come il tricloroetano, il triclorometano (il cosiddetto cloroformio), lo xilolo e il toluolo. Sono prodotti sospettati di essere cancerogeni e che, se inalati o assorbiti per contatto cutaneo, possono risultare molto tossici e determinare gravi lesioni, anche letali, ai reni e al fegato.
Insomma, le controindicazioni sono tante da far passare la voglia… Ma se proprio siete decisi a ricorre a questi prodotti, lavorate all’aperto oppure vicino a una finestra spalancata, poiché anche i vapori dei prodotti tradizionali possono essere pericolosi. Senza dimenticare che molti sono infiammabili: quindi non fumate, e non usateli vicino al fuoco!
Fate attenzione che le bottiglie degli smacchiatori siano chiaramente contrassegnate, per non correre il rischio di scambiarle.
Per sicurezza, tenete lontano dalla portata dei bambini anche glicerina, ammoniaca, alcol, acqua ossigenata, alcol a 90 gradi e olio di trementina (quest’ultimo è un distillato di resina di pino, ma ci sono imitazioni a base di essenza minerale, di tetralina o di decalina, tutti solventi tossici).
Anche i “metodi della nonna” non sempre sono esenti da pericoli (questo non vuol dire, però, che alcuni smacchiatori “fatti in casa” non possano essere utili).

Antiruggine a rischio

Anche i comuni smacchiatori antiruggine per tessuti possono essere pericolosi, in particolare quelli che contengono acido fluoridrico facilissimi da trovare in commercio anche senza alcuna indicazione di pericolosità, (chi segue attentamente Il Salvagente conosce le nostre iniziative per farli ritirare dal mercato).
La tossicità deriva dal fatto che percentuali di acido fluoridrico anche piccole a contatto con la pelle possono dare conseguenze gravissime.
L’azione di questa sostanza è subdola. Chi maneggia lo smacchiatore senza le dovute precauzioni all’inizio può non rendersi conto di essersi intossicato, fino a che, anche dopo qualche ora, iniziano i dolori. Mentre sulla pelle non si nota alcun segno (se non un lieve pallore), la necrosi procede in profondità e i dolori diventano lancinanti.
Allora che fare: rinunciare alla possibilità di togliere le macchie di ruggine dai tessuti? Non proprio, perché le alternative esistono. In commercio, infatti, ci sono smacchiatori a base di acido ossalico che costano un po’ di più (intorno alle 5.000 lire contro le 1.500-2.000 di quelli a base di acido fluoridrico) ma sono sicuramente meno tossici.

Abc dell’anti-macchia

Ecco, macchia per macchia, alcuni rimedi efficaci con un minimo impiego di sostanze chimiche.
Arancia: ammorbidire con un poco di glicerina, risciacquare con acqua tiepida.
Bacche di sambuco: acqua ossigenata, risciacquare con acqua.
Birra: sulla seta, mischiare parti uguali di acqua e alcol, applicare con una spugna. Sulla lana: acqua con un poco di detersivo per tessuti delicati.
Bruciato (macchie di): trattare immediatamente con acqua e aceto o con succo di limone, sciacquare accuratamente. Oppure, inumidire la macchia con acqua e strofinarla con del sale.
Burro: fate bollire in acqua e sapone, oppure con detersivo. Naturalmente se il capo non è delicato.
Cacao: fare penetrare nella macchia la glicerina tiepida e poi sciacquare bene.
Caffè: glicerina tiepida, sciacquare con acqua calda, passare il ferro da stiro sul rovescio ancora umido. Oppure: sfregare la macchia con sapone di Marsiglia leggermente umido, fare ammorbidire in acqua calda, risciacquare bene.
Catrame: trattare con acqua e sapone, sfregare i residui con alcol puro.
Cera: pulire raschiando, mettere la parte macchiata tra due fogli di carta assorbente e passarvi il ferro da stiro.
Cera per pavimenti: collocare il capo macchiato tra due fogli assorbenti, passarvi sopra il ferro caldo.
Ciliegie: lavare con acqua e sapone, tamponare le macchie rimaste con un poco di latte, lasciare agire, dopo una o due ore risciacquare.
Colla: macchie vecchie, ammorbidire in acqua e sapone, lavare, risciacquare bene.
Collante: ammorbidire con acqua calda, passare con aceto caldo, risciacquare.
Colori a olio: olio di trementina puro quindi lavare e risciacquare. Macchie vecchie: quattro parti di alcol, tre parti di sapone in pasta, una parte di ammoniaca.
Erba: per il cotone e il bianco, mettere a mollo in acqua molto calda, quindi risciacquare.
Tessuti delicati: alcol oppure ammoniaca.
Macchie vecchie: sfregare con succo di limone, risciacquare con acqua tiepida.
Frutta: trattare con una miscela calda di ammoniaca diluita, lasciare a mollo per una notte nel siero di latte con un paio di gocce di succo di limone, quindi risciacquare. Seta: sciogliere la macchia con alcol puro, sfregare con alcol fresco.
Gomma da masticare: mettere l’indumento in un sacchetto, lasciare un’ora nel congelatore, a questo punto le macchie si possono rimuovere facilmente.
Grasso: cospargere le macchie con farina di patate, lasciare agire, spazzolare. Su tessuti di lana pesanti: spirito di trementina oppure corteccia di quiliaia (saponaria).
Grasso per auto: strofinare la macchia con burro o tuorlo d’uovo, lasciare agire per una o due ore, pulire raschiando e lavare via i resti. Risciacquare.
Inchiostro: mettere a bagno la parte macchiata in acqua e limone; dopo un certo tempo, fare bollire con detersivo. Macchie recenti: cospargere subito con sale. Macchie vecchie: ammorbidire nel latte, lavare in acqua saponata oppure tamponare con glicerina e risciacquare. Oppure: prima del lavaggio mettere a bagno il capo in acqua e aceto. Per la lana: fare cadere del latte a goccia a goccia, tamponare il liquido con dell’ovatta.
Inchiostro per timbri: succo di limone puro, eventualmente con aggiunta di sale, risciacquare.
Lamponi: tamponare con succo di limone, risciacquare con acqua. Macchie vecchie: usare prima acqua ossigenata, quindi ammoniaca, risciacquare con acqua.
Latte: le macchie vecchie vanno strofinate con olio di trementina poi risciacquate con acqua. Le macchie fresche si rimuovono con acqua saponata tiepida. Seta: acqua e glicerina in parti uguali, aggiungere un poco di ammoniaca.
Muffa (macchie di): lino, mescolare bene un cucchiaio di sale da cucina, un cucchiaio di ammoniaca con sufficiente acqua, spargere la soluzione sulla macchia, appendere l’indumento all’aria per alcune ore, infine lavare. Oppure: inumidire la macchia, cospargerla con una miscela di sapone e polvere di gesso, lasciare agire, risciacquare.
Matita copiativa e penna a sfera: i tessuti bianchi vanno trattati con succo di limone riscaldato, risciacquare. Oppure con una miscela di aceto e alcol in parti uguali, risciacquare.
Mirtilli: inumidire con succo di limone, lasciare agire, risciacquare con acqua. Oppure: tamponare con latte caldo, trattare quindi con una soluzione di ammoniaca diluita e un poco di sale, risciacquare bene.
Moquette: il sangue si toglie con acqua e sapone. Grasso, rossetto o matita colorata: con acqua calda, aggiungere eventualmente un poco di alcol in rapporto 1 a 2. Gomma da masticare: far raffreddare con ghiaccio secco (si trova in gelateria) quindi staccare.
Inchiostro: con succo di limone, risciacquare.
Paraffina: come per la cera, mettere tra due fogli assorbenti e passare con il ferro da stiro.
Pesca: provare con della glicerina, lasciare agire per qualche tempo poi lavare in acqua e sapone e risciacquare. Molto ostinate.
Pomodori: con acqua saponata calda. Le macchie vecchie vanno ammorbidite in acqua e detersivo, aggiungere un poco di acqua ossigenata.
Profumo: su tessuti resistenti tamponare le macchie con alcol e sapone, mettere a mollo e lavare. Su tessuti delicati: strofinare con glicerina, risciacquare.
Resina: ammorbidire la macchia con olio di trementina puro, inumidire con spirito di vino rettificato e sciacquare con acqua calda.
Ribes: versare delle gocce di succo di limone sulla macchia, sciacquare con acqua tiepida.
Rossetto: sfregare con glicerina, quando è sciolto lavare via.
Ruggine: succo di limone. Macchie vecchie su tessuti di lino: miscela calda di zucchero.
Sangue: macchie vecchie: trattare con acqua e sale, quindi lavare con acqua saponata tiepida. Sul velluto: utilizzare l’alcol a 90 gradi. Sulla seta: alcol puro oppure acqua ossigenata. Prudenza! Per fare scomparire le macchie di sangue recenti, seguite questo trucco: inumidire il diritto macchiato, metterlo su una superficie rigida, sfregare con leggerezza con l’anello di una chiave.
Smalto: olio di trementina puro.
Spinaci: strofinare con una patata cruda, lavare con acqua saponata calda, risciacquare.
Spumante: tessuti di seta, tamponare con una spugna umida, oppure con acqua.
Succo di frutta: sciacquare con acqua tiepida, sfregare con sale, risciacquare, infine mettere a schiarire al sole.
Sudore: aceto puro oppure ammoniaca diluita.
Tè: acqua calda oppure spalmare di glicerina, risciacquare a caldo. Su tessuti di lana: mischiare tuorlo d’uovo e glicerina in parti uguali, passare sulla macchia, lasciare agire, risciacquare a caldo.
Vino rosso: cospargere di sale quindi lavare con acqua calda. Oppure: cospargere di sale, lavare con sapone e succo di limone concentrato. Oppure (come per caffè e cacao) mettere il tessuto con la macchia sopra una scodella e versare direttamente sulla macchia un getto sottile di acqua bollente da una distanza di circa mezzo metro. Le macchie di vino si possono togliere anche con latte bollente.

L’Abc dell’arte del bucato

Ecco invece i consigli dell’inesauribile Wingert per affrontare lavaggi difficili o particolari. Sempre nell’intento di non ricorrere alle “armi chimiche” di alcuni prodotti in commercio.
Abiti da uomo: spazzolare asciutti, strofinare con una spugna inumidita, pulire bavero e polsini con ammoniaca. Per abiti scuri utilizzare alcol, pulire delicatamente.
Angora: lavare con acqua tiepida addizionata di detersivo per tessuti delicati, risciacquare alla stessa temperatura, non strizzare né sfregare. Avvolgere in una salvietta di spugna e lasciare asciugare. L’angora diventa più morbida aggiungendo un poco di glicerina nell’ultima acqua di risciacquo. Quando è asciutta, spazzolare con una spazzola morbida, una volta in senso normale e una volta contropelo.
Biancheria bruciacchiata: strofinare le macchie marroni con il succo di una cipolla fresca tagliata a metà.
Cachemire e seta di colore nero: mettere secondo un’antica formula una tazza di ammoniaca in un secchio di acqua tiepida, immergervi il capo e lasciarlo a mollo per mezz’ora. Quindi risciacquare due volte e senza strizzare appendere sgocciolante, stirare a vapore ancora umido. Invece dell’ammoniaca si può usare corteccia di saponaria o panama, in questo caso bisogna lasciare a mollo il capo per 24 ore. Pare facciano meraviglie anche gli infusi di tabacco arrotolato e tè verde.
Calze da donna: i colori si rinnovano mettendo nell’ultima acqua di risciacquo un poco di aceto oppure coprendo il tessuto con un panno imbevuto di acqua e aceto e stirando il tutto.
Calze elastiche: vanno lavate in acqua saponata tiepida. Risciacquare bene, asciugare in un panno ruvido, non mettere mai sul calorifero.
Capi colorati: per accertarsi che non stingano, inumidire una parte poco visibile e strofinarla con uno straccio bianco.
Cravatte di seta: vanno lavate in acqua di cottura di patate tiepida.
Decolorazione tessuti: mettere a mollo la stoffa in latte fresco fino a quando il latte è diventato acido e spesso. Risciacquare con acqua.
Fazzoletti: diventano magnificamente bianchi se prima del lavaggio li si lascia a bagno per 24 ore in una soluzione di acqua e sale.
Feltro (cappelli): per eliminare le macchie d’umidità, strofinarle con carta vetrata finissima.
Flanella: va lavata in acqua fredda o leggermente tiepida, con eventuale aggiunta di un poco di ammoniaca. Ritorna morbida aggiungendo all’acqua di risciacquo un poco di glicerina.
Jersey: si lava con acqua tiepida addizionata di detersivo per tessuti delicati. Strizzare delicatamente il capo, stenderlo su di un panno e lasciarlo asciugare. Se necessario stirare sul rovescio con un panno umido.
Lana: non diventa ruvida e infeltrita se si fa attenzione che l’acqua di risciacquo abbia la stessa temperatura di quella di lavaggio. Dovrebbe essere lavata unicamente con un detersivo specifico.
Merletto: mettere a bagno in latte freddo e senza risciacquare disporre teso su di un panno pulito usando degli spilli. Un altro metodo: avvolgere i capi attorno a una bottiglia pulita, assicurarli con un nastro e lavarli in acqua saponata tiepida, fino a quando lo sporco si è sciolto. Al termine sciacquare. Infine passare il merletto con amido di riso fine o con acqua di riso, toglierlo dalla bottiglia e lasciarlo asciugare.
Merletti e veli neri: si lavano in una miscela di birra e acqua (metà e metà) o in acqua di menta con uno spruzzo di alcol.
Mutandine di gomma: si lavano in acqua e detersivo per tessuti delicati.
Pantaloni di pelle: ritornano morbidi se li si immerge in quattro litri d’acqua nella quale sono stati versati due cucchiai di olio d’oliva. Premerli bene.
Pelle lavabile: si lava con sapone duro o detersivo per tessuti delicati, si mette un poco di aceto nell’acqua dell’ultimo risciacquo e la si appende all’aria.
Ricami: diventano colorati e in rilievo se li si passa con un panno imbevuto di acqua e aceto e li si stira dal rovescio. La parte di tessuto non ricamata va stirata anche sul diritto.
Seta: si lava mettendo a bagno delicatamente il capo in una soluzione di detersivo per tessuti delicati. L’acqua deve essere tiepida, si deve risciacquare con acqua pulita. Si ottiene uno splendore setoso aggiungendo trementina nell’ultima acqua di risciacquo (un cucchiaio da tè per un litro d’acqua). I tessuti di seta chiari si possono lavare anche in acqua e crusca setacciata alla quale è stato aggiunto allume in polvere e, se possibile, sapone veneziano. Si risciacqua in acquavite con un poco di zucchero e si fa asciugare tra due panni.
Seta artificiale: va lavata in acqua fredda quindi risciacquata due volte mettendo un poco di aceto nella prima acqua di risciacquo. Va poi avvolta in un panno ruvido e lasciata asciugare. Non va stirata, eventualmente si può passarla sul rovescio con il vapore.
Sudore: l’odore scompare se si mette il capo bagnato di sudore tra due panni imbevuti con una soluzione di acqua e un poco di ammoniaca e lo si passa delicatamente con il ferro a vapore.
Taffettà: ridiventa rigido se lo si passa in una soluzione di acqua zuccherata tiepida.
Tendine di pizzo (nuove): si mettono prima del lavaggio in acqua e sale affinché l’inamidatura si sciolga. Infine immergere in acqua borica e risciacquare con acqua.
Tessuti di broccato: diventano nuovamente splendenti se li si strofina con una pelle di daino.
Tessuti di lana lisi: ritornano come nuovi se li si spazzola con ammoniaca (un cucchiaino da tè di ammoniaca in una scodella d’acqua).
Tessuti di lana macchiati e lisi: vanno messi a bagno per una notte in una soluzione di acqua e sale: mezzo chilo di sale in dieci litri d’acqua. Poi si lava in acqua e detersivo speciale, si lascia asciugare in un panno ruvido, meglio se disteso.
Tessuti imbottiti: si lavano a tiepido in una soluzione di detersivo per tessuti delicati, si premono bene e si risciacqua. L’ovatta ritorna soffice se si lascia a bagno il capo da 10 a 15 minuti in acqua e sale.
Trapunte (fare attenzione alle istruzioni per il lavaggio!): vanno lavate in una soluzione di acqua fredda e detersivo. Poi strizzate, sciacquate in acqua fredda e lasciate asciugare all’aria.
Velluto: va pulito con una spugna o un panno bagnati. Se è molto sporco versare un poco di petrolio e strofinare contro pelo. Le parti schiacciate vanno inumidite con dell’alcol e poi tenute su vapore dal lato rovescio. Attenzione! Non avvicinate al fuoco. Quando è asciutto spazzolare.
Velluto, cretonne e mussola: si lavano in acqua di patate tiepida o con saponaria. Nel caso in cui si usi saponaria occorre rinforzare il tessuto con uno spesso strato di gelatina sciolta.

Canfora o naftalina?

Volete proteggere i capi di lana dalle tarme e siete indecisi tra canfora o naftalina? Anche se ormai anche la canfora si produce artificialmente, e non solo dalla distillazione del legno che porta lo stesso nome, è pur sempre preferibile alla naftalina, i cui vapori possono provocare irritazioni agli occhi, alla gola e persino dermatiti nelle persone con la pelle sensibile. Anche la canfora, comunque, diventa tossica se ingerita: attenzione, quindi, se avete bambini che “razzolano” per la casa.
Per salvare gli abiti dalle tarme è comunque fondamentale lavarli prima di conservarli in armadio per un lungo periodo, anche se li avete usati una volta sola.


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Consumare senza essere consumati
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